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Incontro Caritas 14/10/2011

giovedì 13 ottobre 2011

 "Chi è il mio prossimo?" :
fisionomia e sembianze della comunità (Lc 10, 29 - 37)
Ma( il dottore della Legge) volendo giustificarsi, disse ancora a Gesù: "E chi è il mio prossimo?".Gesù rispose : "Un uomo scendeva
da Gerusalemme verso Gerico, quando incappò nei briganti. Questi lo spogliarono, lo caricarono di percosse e poi se ne andarono
lasciandolo mezzo morto. Per caso un sacerdote scendeva per quella strada, e avendolo visto, passò oltre, dall'altra parte.
Similmente anche un levita giunto in quel luogo lo vide e passò oltre, dall'altra parte. Invece un samaritano che era in viaggio passò
accanto a lui, lo vide e ne ebbe compassione. Gli si accostò, versò olio e vino sulle sue ferite e gliele fasciò. Poi lo caricò sul suo
asino, lo portò a una locanda e si prese cura di lui. Il fiorno seguente, tirò fuori due monete, le diede all'albergatore e gli disse:"Abbi
cura di lui e ciò che spenderai in più lo pagherò al mio ritorno". Quale di questi tre ti sembra sia stato il prossimo di colui che è caduto
nelle mani dei briganti?" Egli rispose: "Quello che ha usato compassione verso di lui". Gesù allora gli disse: "Va' e anche tu fa' lo stesso."


Partendo da questa icona evangelica, lasciandoci portare dallo Spirito, cerchiamo di far emergere alcune fisionomie e sembianze della comunità. Siamo all'interno della comunità dell'Alleanza, Gesù insegna e un dottore della legge, volendo giustificarsi, o meglio volendo mostrare la propria giustizia, chiede chi sia il proprio prossimo. Nella parabola Gesù ci rivela una prima comunità, quella dei briganti,
immagine di connivenza nel male, la quale trama a danno di un innocente. Lo spoglia, ovvero lo priva della dignità stessa di essere persona e lo percuote ( nella violenza gratuita si rivela il predominio di chi si ritiene più forte). Immagine questa di una comunità che PRENDE. Sul luogo dell'agguato sopraggiungono separatamente un sacerdote ed un levita. Essi appartengono alla stessa comunità al cui interno ricoprono ruoli diversi. Lo vedono ma passano oltre per non contaminarsi. Ecco il paradosso: questa prescrizione simbolo di congiunzione indissolubile con l'esistenza divina, diviene portatrice di morte. Questa è la comunità che PASSA. Arriva un elemento inatteso, un Samaritano, libero da leggi e prescrizioni, il quale VEDE e si FERMA. Mentre i briganti lasciano il ferito mezzo morto, il sacerdote ed il levita lo considerano già morto, il samaritano guarda a quel barlume di vita che richiede di fermarsi e prendersene cura. L' uomo versa olio e vino e nel gesto di fasciare le ferite ridona una veste, ovvero la dignità alla persona.Quindi rivede tappe e tempi del proprio itinerario prendendosi cura del malcapitato "nel tempo" affidandolo ad un albergatore e impegnandosi nella spesa della cura. Questo è l'uomo che ha COM-PASSIONE e fa COM-UNITA'. L'insegnamento consiste nel rovesciamento della concezione di prossimo. Non più farsi prossimo all'interno della comunità ma essere prossimo verso l'esterno, verso chi vive nelle strade delle nostre vite e magari dalla nostra comunità non passerà mai. Prossimo dunque è colui che diventa iniziatore, portatore di una nuova comunità:
quella che si prende cura, che si coinvolge e che si fa carico. Questo l'appello conclusivo: ANCHE TU FA LO STESSO, non solo " abbi compassione" ma "fà comunità" cioè unità con chi è oggetto di compassione. Proprio la compassione può ridonare le vita, la dignità, l'identità a chi ne è stato privato con la violenza e la sopraffazione.

LA CARITAS PARROCCHIALE