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Lettera di don Antonio

domenica 4 settembre 2011

 Leverano, 03.IX.2011

Memoria di san Gregorio Magno

Carissimi,
cerco le parole giuste, per la prima volta con un po’ di fatica, non solo per aprirVi il mio cuore, ma anche per ricordarVi la Parola che non passa, quella del Signore, e consegnarVi il mio povero e intenso Grazie. Tutto questo insieme con l’augurio - sono certo da voi, condiviso - di sostenerci ancora nel nuovo cammino che si apre davanti a noi, a favore delle donne e degli uomini: fratelli anziani, adulti, giovani, ragazzi e bambini della nostra città.
Come sapete, sono stato chiamato al servizio della nostra Chiesa Madre.
E se, da una parte, non posso che benedire il Signore nella certezza che Egli non mancherà di farmi presto comprendere che il suo dono è più grande del < sì > che ora mi richiede, dall’altra non posso nasconderVi il rincrescimento per dover rinunciare a vedere i vostri volti nella quotidianità del nostro cammino verso il Regno di Dio.
Ventidue anni abbondanti è il tempo nel quale il Signore ci ha posti accanto e insieme l’abbiamo accolto e vissuto nel desiderio di ascoltare la Parola del Signore, di lasciarci convertire da Lui a divenire un cuore solo e un’anima sola, di vedere il suo Volto in ogni persona più povera, nella speranza di poterlo contemplare con tutti i santi nella gioia dell’eternità.
Un grande dono, dunque, questo tempo, nel quale ci ha custoditi anche la dolcissima compagnia di Maria, la madre della Consolazione. Con Lei abbiamo meglio compreso la grazia di essere cristiani, il dono di appartenere alla SS.ma Trinità, la bellezza di essere la Chiesa del Signore, il Corpo di Cristo vivente e l’impegno di doverci aprire senza interruzione alla novità inesauribile del Vangelo della Pasqua di Gesù.
La festa della Consolazione ci ha aiutato a rimettere al centro Gesù Cristo, ad ascoltare lo Spirito santo, a riscoprire il volto del Padre, Dio di ogni consolazione.
E questo nell’obbedienza alla sobrietà e alla carità evangelica, nel compito proprio di una festa cristiana, nell’attenzione ai più bisognosi della consolazione di Dio, nell’apertura ai bisogni veri del nostro tempo. Già, il tempo, i nostri giorni, sono il luogo più importante nel quale il Signore ci chiama ad essere testimoni della fede. E invece, molte volte, proprio in nome della fede ( o meglio di abitudini religiose!) si diventa latitanti del proprio tempo per rifugiarsi in gesti e segni religiosi che non hanno niente a che fare con il proprio tempo e sono perciò destinati all’irrilevanza nella Chiesa e nella società che si è chiamati a costruire.
La festa della Consolazione, pertanto, continuerà - con l’impegno di tutti voi - ad essere luce di Vangelo non solo per la nostra Parrocchia, ma per tutta la città di Leverano.
Sotto lo sguardo della Madonna, abbiamo imparato a conoscerci, a stimarci, ad amarci in Cristo. E questo non può che continuare a farci crescere. Nel dono del tempo che ci è stato dato per camminare insieme, abbiamo compreso - come dice il Concilio Vaticano II - che il senso della comunità parrocchiale fiorisce nella celebrazione della domenica (cfr SC, 42 ).
Mi pare di poter dire - come affermava dei primi cristiani Sant’Ignazio d’Antiochia - che abbiamo imparato, nell’esercizio quotidiano della fede e alla celebrazione della pasqua settimanale, a vivere secondo la domenica, il proprio dei cristiani di ogni tempo.
Infatti non c’è altro fulcro, non c’è altra sorgente per la vita spirituale cristiana se non la Pasqua di Cristo e il dono dello Spirito santo che, proprio nella liturgia, continuamente ci rigenera e riceviamo, per diventare ciò che abbiamo cominciato ad essere nel mistero del nostro Battesimo: figli di Dio.
In questo colloquio con tutti voi, non posso non ricordare il ritorno e la conclusione della Visita Pastorale dell’arcivescovo Settimio (1994) che ci ha confermati nello slancio evangelico di diventare una comunità adulta nella fede. Questa rimane la mèta terrena del nostro essere discepoli di Gesù, nel tempo della nostra vita.
Ancora, non posso non ricordare la lunga, entusiastica, impegnativa e feconda stagione dei lavori di ristrutturazione, consolidamento e adeguamento liturgico della nostra bellissima casa della Chiesa.
Ciò è stato possibile per l’amore al Signore della Chiesa, per la benevolenza di qualche illustre benefattore, per il generoso impegno dei collaboratori e per l’accoglienza di tutti.
Non aggiungo altro in proposito.
E’ tutto sotto i nostri occhi: per continuare ad apprendere a diventare sempre di più tempio vivo del Signore, nutriti dalla Parola e dai Sacramenti della Pasqua di Cristo.
Le cose belle che sono state realizzate negli arredi, negli spazi della celebrazione rituale, nelle icone, nella luce e nei colori delle vetrate non servono altro che a lasciarci incontrare da Colui che in essi è significato.
Questo magnifico e poderoso impegno ci ha remotamente e immediatamente preparati a vivere il 50° anniversario della vita della nostra Parrocchia (18.III.1957 – 18.III.2007). Vi abbiamo dedicato quattro anni di preparazione (con preghiera, catechesi per le strade, benedizione delle famiglie, consegna del Vangelo di Marco ad ogni casa, rilievo dei bisogni di ogni famiglia). E lo abbiamo vissuto come un anno giubilare (18.III.2006 – 18.III.2007). Il Papa, tramite l’arcivescovo Rocco ci ha concesso in quell’anno anche il dono dell’indulgenza. E così come abbiamo imparato in quegli anni a dire e a pregare, ancora oggi la nostra comunità chiede al Signore di ridestare la Chiesa nelle nostre anime, perché, ogni giorno, la Parola e la Liturgia rifacciano il volto della nostra comunità, nell’impegno quotidiano di ciascuno dei suoi membri quali costruttori della città dell’uomo, pellegrini del regno di Dio (il titolo della lettera con la quale si indiceva il tempo di preparazione al 50°).
La Visita Pastorale dell’arcivescovo Rocco (2006) ci ha ricordato essenzialmente che a Cristo vivo deve rispondere una Chiesa viva (Paolo VI).
E per questa urgenza, che è di ogni ora della storia, ci siamo quotidianamente impegnati, con tutti i nostri limiti, sicuri però della grazia di Dio.
Il papa Benedetto XVI, con la Sua Visita alla nostra Chiesa Diocesana (14-15.VI.2008), ci ha fatto avvertire più efficacemente che siamo in cammino, nella Chiesa Cattolica, con la fede in Cristo Gesù che gli Apostoli ci hanno trasmesso perché anche noi sappiamo testimoniarla con la nostra vita.
Nell’ultimo tratto (2008-2010), siamo stati convocati, tramite l’arcivescovo, in Sinodo Diocesano dallo Spirito santo. Sinodo significa la via che si fa insieme (o la via da fare insieme). I primi cristiani erano chiamati quelli della via. La Via è Gesù Cristo. Il Sinodo ripropone l’unica via che i cristiani di ogni tempo devono percorrere insieme: la via di Gesù, la via che è Gesù Cristo.
In Cristo per un cammino di comunione e di missione era il titolo del Sinodo. Lo stesso che ora ci avvia insieme al cammino nuovo che ci attende con le altre due Parrocchie nella nostra cittadina.
Per tutto questo, non posso non sussurrarvi la Parola: Dio ci ha scelti in Cristo prima della creazione del mondo (Ef 1,4); Cristo ci ha amati fino a consegnare se stesso per noi (cfr Gal 2, 20); lo Spirito santo ci guida nel cammino per farci diventare figli di Dio (cfr Rm 8, 14).
Lasciamoci, pertanto, riprendere per mano dalla Madonna perché, senza soluzione di continuità, ora si aprono per noi i nuovi inizi con il quale il Signore ci chiama. Sono sicuro che non mi farete mancare la Vostra compagnia e il Vostro incoraggiamento, mentre abbraccio il nuovo parroco della nostra Comunità don Gian Cosimo nel quale voglio abbracciare tutti Voi.
Con questo scritto, anch’io come l’apostolo, consegno Lui e tutti voi alla Parola del Signore, la sola che può formarci discepoli di Gesù nel nostro tempo. La sola che ogni giorno dobbiamo cercare per non perdere il ritmo del cammino e per non smarrire la strada della felicità.
Il Signore ce ne dia la grazia. Egli ci faccia rimanere, come dice l’apostolo: fondati e fermi nella fede, irremovibili nella speranza del Vangelo (Col 1, 23).
Al Signore stesso chiedo quello che la liturgia invoca in questa soave memoria di san Gregorio Magno, papa:
“O Dio… dona il tuo Spirito di sapienza a coloro che hai posto maestri e guide nella Chiesa, perché il progresso dei fedeli sia gioia eterna dei pastori”.


         Vostro
        don Antonio