La Parrocchia

La Parrocchia
La Chiesa Parrocchiale “Madonna della Consolazione” in Leverano (LE), nell’arcidiocesi di Brindisi-Ostuni, è sorta poco più di 50 anni fa dall’ampliamento della preesistente Cappella settecentesca, ad opera del primo parroco don Giuseppe Paladini.
Nel 1599 tale Cappella era stata incorporata, dall’arcivescovo di Brindisi Giovanni de Pedrosa (1598-1604) con la bolla Ad augendam fidelium devotionem, al Capitolo della Chiesa Collegiata di Leverano perché curasse lo sviluppo del culto mariano e provvedesse all’ampliamento della struttura, resosi necessario per i pellegrinaggi che si intensificavano.
Nel secolo scorso, con l’incremento della popolazione, nuove esigenze pastorali spinsero l’arcivescovo Francesco de Filippis (1942-1953) a nominare una commissione che esaminasse la possibilità concreta di una nuova parrocchia in Leverano (1950). Il progetto venne approvato nel febbraio 1957.
Il 18 marzo successivo, con la bolla di erezione della parrocchia, l’arcivescovo Nicola Margiotta (1953 – 1975) nominava contemporaneamente il parroco don Giuseppe Paladini che ne prendeva possesso canonico. Già nell’agosto successivo sono in corso i lavori di ristrutturazione della Chiesa e del rifacimento della facciata (progetto dell’ing. Renato Mazzotta). Negli ultimi anni settanta, hanno ancora luogo lavori di rifacimento dell’area dell’altare.
Dal 1983 al 1990 svolge il ministero di parroco don Fernando Paladini.
Dal giugno 1990 è parroco don Antonio Valentino. Sotto la sua guida e con la direzione dei lavori a cura dell’architetto Dario Patrocinio (che coordina le competenze dell’ing. Donato De Lorenzis, dell’ing. Salvatore Funtò e dell’ing. Dante Dimastrogiovanni), ha inizio un lungo periodo di lavori per la ristrutturazione, il consolidamento, il risanamento e l’adeguamento liturgico della Chiesa a norma del Concilio Vat. II, l’ampliamento e il rifacimento di una attigua Cappella per destinarla alla Riserva Eucaristica e alla celebrazione feriale dell’Eucaristia, nonché il rifacimento e la risistemazione logistica della sagrestia e dello studio parrocchiale.
Riguardo alla Chiesa Parrocchiale ciò ha comportato il risanamento e consolidamento di alcune parti nelle pareti e nei pilastri del campanile. Lo smantellamento e il rifacimento totale dei pavimenti e degli intonaci. Il rifacimento dell’area dell’abside e quindi di tutti gli elementi d’arredo, a cominciare dalle massime presenze dell’Altare, dell’Ambone e della Sede per continuare con il fonte Battesimale, la teca dei libri delle Sante Scritture, la nicchia per la statua della Madonna della Consolazione e le acquasantiere.
Similcarparo di Trani è stata la pietra usata e la ditta che ha realizzato il progetto è stata quella di G. Manghisi di Castellana Grotte (BA).
Quindi si passa alla ristrutturazione di tutti gli ambienti per la pastorale, a cominciare dal salone parrocchiale (con la bonifica del vico attraverso cui si accede allo stesso). Da ultimo, sul terreno libero (ubicato tra il salone e via Circ. Salentina) è sorto un campetto attrezzato per calcetto (pallavolo, pallacanestro), completo di servizi e spogliatoi (per realizzare questi ultimi si è acquistata dal Comune di Leverano una striscia di terreno della scuola materna adiacente). Il tutto si è svolto negli anni 1994-2006.
Nel 1995, completati i lavori di ristrutturazione, consolidamento e adeguamento liturgico dell’aula ecclesiale, l’arcivescovo Settimio Todisco (1975-2000) dedicò la Chiesa Parrocchiale nella domenica 29 ottobre.
Lo stesso arcivescovo, a lavori ultimati, dedicò l’altare della Cappella feriale il 25 settembre 1996.
La domenica 29 ottobre 2000, l’arcivescovo Rocco Talucci benediceva il nuovo portale e inaugurava le vetrate artistiche inserite nella facciata (completamente rifatta), nella trifora ricavata alla sommità dell’arco absidale e nelle finestre circolari dell’abside. Esse descrivono con la policromia e lo stile del prof. E. Tross rispettivamente: la creazione e la redenzione, il mistero di pasqua-pentecoste nella trifora sull’arco absidale e, nelle finestre absidali, le due antifone mariane “regina coeli” e “sub tuum praesidium”.
Al centro della facciata esterna vi è un mosaico raffigurante la Madre della Consolazione con il Bambino recante la croce gemmata, simbolo della Pasqua della Salvezza e, in corrispondenza di questo, al centro della facciata interna, un mosaico raffigurante, nella croce nimbata che si eleva su una grande lettera M (simbolo di Maria, Madre del Redentore), l’unico mistero della Redenzione.
Il portale bronzeo è a firma di G. Savini e indica nella scultura il Risorto-Pastore, quale Porta del gregge, che raduna, nutre e invia la Chiesa-viva nel giorno della Risurrezione.
Le vetrate, i mosaici e il suddetto portale bronzeo sono stati realizzati dalla ditta Domus Dei Sud di Albano Laziale.
Nell’unica navata, da cui è costituita l’aula ecclesiale, entrando si può vedere a destra la tela raffigurante la Trinità con Santi del D’Orlando (1562-1622). Sulle pareti (a destra e a sinistra) sono collocate le scene scultoree della Via Crucis (opera di V. Tondo, 1970 circa), valorizzate e assemblate durante gli ultimi lavori in 5 pannelli inclinati e illuminati a luce calda. A destra, tra la tela e la Via Crucis, vi è la porta interna della Cappella del SS.mo Sacramento. Sulla parete sinistra, verso il centro, vi è una nicchia che nella forma ribadisce l’abside nella quale è collocata la statua ottocentesca (di scuola napoletana in cartapesta, con il capo in terracotta) raffigurante la Madre della Consolazione con il Bambino recante la croce pasquale.
Sempre sul lato sinistro, quasi in cima, prima dell’ambone, è inserita una scultura di A. Gennari (1971), raffigurante una Risurrezione cosmica intorno a Cristo che sormonta il fonte battesimale. Tra la statua ottocentesca e questo pannello della risurrezione è stata collocata una pala-icona (dell’atelier del monastero di Bose) raffigurante l’abbraccio degli apostoli Pietro e Paolo. Di fronte a questa, sulla parete destra, ha trovato collocazione definitiva un’altra tela settecentesca (di scuola salentina) raffigurante la Vergine Immacolata con Santi . Sia questa che quella del D’Orlando sono state restaurate dalla signora A. Muci, con l’intervento oneroso della provincia di Lecce (negli anni 1994-1999 circa).
Altre icone dell’atelier del monastero di Bose sono: il Battesimo di Gesù sulla parete retrostante il fonte; le Mirrofore sulla parete di fondo dell’ambone e precisamente del candelabro lapideo del Cero pasquale; il Cristo Maestro con i 4 evangelisti nella teca dei libri delle S. Scritture (presso l’ambone); l’icona del Crocifisso con Maria e Giovanni, della Madre della Consolazione e della SS.ma Trinità nell’abside; l’icona di S.Rocco e quella di S.Biagio sul lato destro dell’arco absidale. Prima di questo, al fondo della parete destra, praticando un’ampia apertura, si è annessa una sala (ricavata da un corridoio e dal vecchio studio parrocchiale) che ha amplificato la capienza dell’aula e ha reso possibile una porta secondaria, quale uscita di sicurezza. Sia questo ambiente che i due destinati alla Cappella feriale presentano le tipiche volte leccesi a spinta in tufo locale che sono state ripulite e lasciate a facciavista. Anche la Cappella feriale, attraverso un contratto di comodato col Comune, è stata dotata di un piccolo sagrato e ingresso (esterno) per il flusso dei fedeli nei giorni feriali. Oltre alla porta interna presso l’ingresso centrale della Chiesa di cui si è detto, la Cappella è munita di una grande parete-vetrata nella zona dell’altare che si apre soltanto la sera del Giovedì Santo, allorquando la stessa diventa la sede della Reposizione. Sia la porta interna che la parete-vetrata sono state artigianalmente realizzate in ferro battuto e vetri dalles da una ditta locale di Cavallino (LE). Degli stessi vetri sono le due feritoie policrome ai due lati del Crocifisso, un’altra finestra vicina all’icona mariana e una finestra circolare presso l’ingresso sul lato destro.
Nella Cappella, ove si è realizzato un altare in pietra leccese, la sede in legno e ferro battuto, il leggio-ambone, la croce d’altare in ferro battuto, l’àbaco e la fioriera in ferro battuto e vetro, il tabernacolo in metallo e sbalzo su rame, l’acquasantiera in pietra leccese e sbalzo su rame, possiamo ammirare ancora un Cristo alla colonna (settecentesco), un monumentale Crocifisso (1959), un San Giuseppe Patriarca (Ortisei 1960) e un’icona della Madre di Dio del laboratorio della Fraternità della luce di Lissone (Co).

Pagina creata il 06/06/2010